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    Authors: Cavalieri, Marco; Archaeologiae. Una storia al plurale. Studi e ricerche in memoria di Sara Santoro;

    È meno noto, tra i numerosi orizzonti d’interesse coltivati da Sara Santoro, il suo coinvolgimento verso non solo l’attività di ricerca archeologica ma anche di conservazione e valorizzazione dei Beni Culturali. A tal riguardo tra i vari momenti di sintesi che più l’occuparono e che lasciarono il segno nel dibattito successivo fu, all’inizio degli anni 2000, lo studio di soluzioni conservative, presentando una prima banca dati delle coperture di aree archeologiche con soluzioni innovative in termini di materiali, costi, impatto ambientale ed efficacia conservativa. Per tal motivo si è deciso di presentare una relazione che tratti del tema della progettazione e della valorizzazione di un bene archeologico, la villa di Aiano, in Toscana, che da una decina d’anni è oggetto di studio da parte dell’UCLouvain. Ad Aiano (San Gimignano – Siena) il paesaggio naturale che circonda l’area dello scavo è di indiscutibile bellezza e integrità. Ciò rende particolarmente difficile e delicato qualsiasi tipo di intervento mirato a proteggere l’area archeologica e a valorizzarla per una sua apertura al pubblico. Si tratta di una duplice difficoltà: una legata al rapporto con il contesto naturale e alla capacità di integrare le nuove strutture nel paesaggio rurale esistente; l’altra al più diretto rapporto con le testimonianze murarie, come necessità di non alterarne la percezione – casomai favorirla – oltre a rispettare e conservare appieno la loro consistenza fisica e materiale e la loro complessiva configurazione morfologica. In questi casi la strada per procedere va rintracciata nella ‘leggerezza’, utilizzata alla scala del paesaggio ma espressa anche attraverso l’uso dei materiali impiegati. Il nuovo architettonico deve offrire rispetto e cercare dialogo, evitando ogni forma di prevaricazione e arroganza. La coabitazione e convivenza tra una struttura contemporanea e un paesaggio antico è possibile solo se si sceglie il linguaggio della semplicità, vale a dire ci si esprime con soluzioni misurate alle necessità, utilizzando un lessico essenziale e privo di eccessi formalistici. Nel caso di Aiano si è scelta la semplicità del legno. Un percorso parabolico in pianta (una passerella), adatto a ricevere una completa visione del sito e superare i dislivelli e la pendenza del terreno. Inoltre parte del percorso stesso e una notevole porzione dello scavo saranno protetti da una copertura, parzialmente trasparente, posata su una struttura reticolare spaziale in acciaio o alluminio. Ovviamente il legno, più di altri materiali, pone problemi di durata e necessità di manutenzione che si trasformano, nel tempo, in costi. Tale problema troverà una possibile soluzione attraverso il recupero di un’antica tecnica giapponese, il Shou Sugi Ban, utile a proteggere il legno a mezzo di un processo superficiale di carbonizzazione. La maggiore fonte di costo nell’applicazione di questa tecnica è costituita evidentemente dalla mano d’opera necessaria. E proprio in tale fase s’inserisce la valenza civica e sociale del progetto: il Comune di San Gimignano ospita nel suo territorio un piccolo numero di profughi immigrati in attesa di asilo, desiderosi di impiegare in maniera proficua la loro giornata. Tale disponibilità costituirà la sintesi di due azioni: una partecipazione attiva alla realizzazione del progetto e conseguentemente alla sostenibilità del suo costo; l’altra, di accoglienza ed integrazione, attraverso un inserimento non astratto dentro un percorso lavorativo mirato allo specifica e concreta realizzazione di un progetto culturale di valenza pubblica. Una dimensione della ricerca integrata in cui già Sara Santoro fu pioniera.

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    Authors: Cavalieri, Marco; Archaeologiae. Una storia al plurale. Studi e ricerche in memoria di Sara Santoro;

    È meno noto, tra i numerosi orizzonti d’interesse coltivati da Sara Santoro, il suo coinvolgimento verso non solo l’attività di ricerca archeologica ma anche di conservazione e valorizzazione dei Beni Culturali. A tal riguardo tra i vari momenti di sintesi che più l’occuparono e che lasciarono il segno nel dibattito successivo fu, all’inizio degli anni 2000, lo studio di soluzioni conservative, presentando una prima banca dati delle coperture di aree archeologiche con soluzioni innovative in termini di materiali, costi, impatto ambientale ed efficacia conservativa. Per tal motivo si è deciso di presentare una relazione che tratti del tema della progettazione e della valorizzazione di un bene archeologico, la villa di Aiano, in Toscana, che da una decina d’anni è oggetto di studio da parte dell’UCLouvain. Ad Aiano (San Gimignano – Siena) il paesaggio naturale che circonda l’area dello scavo è di indiscutibile bellezza e integrità. Ciò rende particolarmente difficile e delicato qualsiasi tipo di intervento mirato a proteggere l’area archeologica e a valorizzarla per una sua apertura al pubblico. Si tratta di una duplice difficoltà: una legata al rapporto con il contesto naturale e alla capacità di integrare le nuove strutture nel paesaggio rurale esistente; l’altra al più diretto rapporto con le testimonianze murarie, come necessità di non alterarne la percezione – casomai favorirla – oltre a rispettare e conservare appieno la loro consistenza fisica e materiale e la loro complessiva configurazione morfologica. In questi casi la strada per procedere va rintracciata nella ‘leggerezza’, utilizzata alla scala del paesaggio ma espressa anche attraverso l’uso dei materiali impiegati. Il nuovo architettonico deve offrire rispetto e cercare dialogo, evitando ogni forma di prevaricazione e arroganza. La coabitazione e convivenza tra una struttura contemporanea e un paesaggio antico è possibile solo se si sceglie il linguaggio della semplicità, vale a dire ci si esprime con soluzioni misurate alle necessità, utilizzando un lessico essenziale e privo di eccessi formalistici. Nel caso di Aiano si è scelta la semplicità del legno. Un percorso parabolico in pianta (una passerella), adatto a ricevere una completa visione del sito e superare i dislivelli e la pendenza del terreno. Inoltre parte del percorso stesso e una notevole porzione dello scavo saranno protetti da una copertura, parzialmente trasparente, posata su una struttura reticolare spaziale in acciaio o alluminio. Ovviamente il legno, più di altri materiali, pone problemi di durata e necessità di manutenzione che si trasformano, nel tempo, in costi. Tale problema troverà una possibile soluzione attraverso il recupero di un’antica tecnica giapponese, il Shou Sugi Ban, utile a proteggere il legno a mezzo di un processo superficiale di carbonizzazione. La maggiore fonte di costo nell’applicazione di questa tecnica è costituita evidentemente dalla mano d’opera necessaria. E proprio in tale fase s’inserisce la valenza civica e sociale del progetto: il Comune di San Gimignano ospita nel suo territorio un piccolo numero di profughi immigrati in attesa di asilo, desiderosi di impiegare in maniera proficua la loro giornata. Tale disponibilità costituirà la sintesi di due azioni: una partecipazione attiva alla realizzazione del progetto e conseguentemente alla sostenibilità del suo costo; l’altra, di accoglienza ed integrazione, attraverso un inserimento non astratto dentro un percorso lavorativo mirato allo specifica e concreta realizzazione di un progetto culturale di valenza pubblica. Una dimensione della ricerca integrata in cui già Sara Santoro fu pioniera.

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